'Parole di Notte': Un rifugio emotivo sotto un cielo stellato Tutti abbiamo un bisogno di essere ascoltati. Di confidare a qualcuno pensieri, paure, fragilità che non ci fanno stare bene. Gli esseri umani hanno bisogno di comunicare, di esternare, di parlare….ma hanno anche bisogno che qualcuno ascolti e che ascolti veramente. Parole di notte nasce per soddisfare questo bisogno...e lo fa in un momento della giornata dove è più facile sentirsi soli e non trovare nessuno disposto a dare attenzione. La mia storia Mi chiamo Cristiana e ho 51 anni. Nel 2011 ho avuto un cancro al seno e la malattia più di ogni altra cosa ti fa fare i conti con te stesso e con quello di cui hai bisogno. Io avevo un gran bisogno di raccontare che stavo male e avevo paura, ma sono rimasta in silenzio. I figli piccoli, un marito presente ma spaventato, amici e parenti che pensavano che non parlare del cancro magicamente lo facesse sparire dalla mia vita e dalla loro. Non sono riuscita a dire a nessuno di loro che il dolore era tanto, la paura immensa e che ci sono stati giorni in cui non riuscivo neanche a fare un passo avanti perché il mio cervello mi ripeteva che se non mi fossi mossa non mi sarebbe successo niente di male. E io quello volevo, che non mi succedesse più niente di male. L'’unica cosa che avrei voluto fare era sedermi in un angolo a piangere, perché mi sentivo la pelle sottile come la carta velina e anche solo un soffio di vento avrebbe potuto mandarmi in mille pezzi. In quei momenti avrei dato qualsiasi cosa per poter parlare con qualcuno che ascoltasse e soprattutto che dopo le mie prime parole non interrompesse per dirmi frasi del tipo…” ma sei forte, ce la farai”…” sei una guerriera...e poi hai i bambini a cui pensare”…” te la stai cavando benissimo...se fosse successo a me non so cosa avrei fatto”. Un malato di cancro, ma un malato in generale non è un guerriero….è un equilibrista che cerca di stare in equilibrio quando tutta la sua vita e le sue certezze vacillano. Ci ho messo quasi dieci anni a riprendere la mia vita, ansia e paura sono state amiche e nemiche di questi anni, non è stato facile soprattutto perché molti pensano che dopo la guarigione sei talmente tanto galvanizzato da spaccare il mondo...ma non è così o almeno non lo è per tutti. Io ho dovuto continuare a fare i conti con quella vocina nella testa che mi diceva “ non ti muovere e non ti accadrà nulla”. E io per anni , semplicemente, non mi sono mossa. Poi però fai anche i conti con il tempo che passa e con le cose che avresti voluto fare e non hai fatto e una mattina ti svegli da tutto quel torpore e provi seriamente a ricominciare a muoverti. Io l’ho fatto tornando a studiare e trasformando un bisogno in un lavoro. Parole di Notte è un progetto che avevo in testa da tanto, ma soprattutto nel cuore. L’ho pensato come un luogo che non fosse fisico, ma più uno spazio, un momento temporale nel quale incontrarsi, parlare, verbalizzare, riconoscersi. Volevo provare a dare agli altri quello che mi era tanto mancato, qualcuno che ascoltasse. E darlo in un momento della giornata dove spesso non c’è nessuno che possa darci sostegno. Perchè la sera sembra che la solitudine bussi più forte, che i pensieri alzino la voce e che tutto quel silenzio intorno serva solo a confermare la nostra realtà: siamo soli. È un servizio serale che dalle 21:00 circa fino alla mezzanotte da la possibilità di essere ascoltati, senza giudizio, senza la pretesa di volerti insegnare qualcosa, nel pieno rispetto di quello che si sente e che si è.
