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Adolescenza e autolesionismo - 5° Puntata del PODCAST "Parole di Notte"

2025-07-01 10:06

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Adolescenza e autolesionismo - 5° Puntata del PODCAST "Parole di Notte"

Forse, da qualche parte, c’è un’altra madre sveglia in pienanotte.Un’altra figlia che combatte battaglie che non sivedono.Un altro balcone, un al

5° Puntata del PODCAST "Parole di Notte"

Benvenuto su Parole di Notte.
Stasera ti porto con me sul terrazzo di una casa nel cuore della Roma antica.
Le luci dei lampioni sono tiepide e si riflettono sulle tegole, l’aria profuma di gelsomino.
Paola è seduta in balcone, avvolta da un vecchio maglione di lana che le scivola sulle spalle come un abbraccio stanco.
Tiene tra le dita una sigaretta accesa.

Non fuma mai, se non in questi momenti.

Quando tutti dormono e il rumore del giorno finalmente tace .

Ma Paola non sopporta il silenzio e la terrazza è il posto dove il rumore del traffico per lei diventa musica,

una melodia capace di sovrastare anche i suoi pensieri.

Sua figlia, di sedici anni, è nella stanza accanto.

E’ chiusa da mesi in quelle quattro mura che sono diventate tutto il suo mondo.

con un paio di forbici, che ripone sempre con cura in una scatola di scarpe,

si taglia braccia e gambe.

È sottile la linea tra ciò che è visibile e ciò che non lo è.

E Paola lo sa bene: c’è un dolore silenzioso, che si mimetizza tra sorrisi educati e sguardi distratti.

Ogni taglio che sua figlia si infligge è una ferita anche sul suo corpo di madre.
Non li vede, ma li sente.
Ne sente la scia calda sulla pelle, il bruciore , la paura concreta che si infila sotto le costole come un ago.
È come se il cordone ombelicale che le ha unite alla nascita non si fosse mai davvero spezzato.

Ricorda con me la prima volta.
La chiamano da scuola.
Le compagne hanno visto i segni.
La voce della professoressa trema, le parole scivolano come al rallentatore: "Segni… tagli… ferite…".
Paola si sente sprofondare.
Nel corridoio dell’ufficio illuminato dal neon, con il telefono stretto nella mano, il mondo le cade addosso come vetro.



Paola è spaventata, non sa cosa fare.

Parla con sua figlia, piangono tanto insieme e decidono di farsi aiutare.

Da quel giorno comincia un viaggio.
Uno di quelli di cui nessuno ti dà una mappa.


Sua figlia, per trovare parole nuove al posto delle ferite.
Lei, per imparare a respirare di nuovo, per smettere di pensare di aver fallito come madre.

Mi racconta del giorno in cui
seduta su una sedia troppo piccola,

in uno studio dalle pareti chiare,

apre la bocca e lascia uscire le parole che fino a quel momento erano strette nella gola:
"Mia figlia è un’autolesionista."

del dolore immenso che ha provato nel dirle ma anche nel grande senso di pace che ha sentito dentro.
Mi dice: “E’ stato come spingere un masso da una montagna: difficile, doloroso, ma necessario.”
In quella frase c’è tutta la sua paura, la sua vergogna, ma anche la sua forza.
E’ uno strappo. E insieme, un sollievo.
Perché dare un nome a ciò che ci lacera è il primo passo per poterlo guardare negli occhi.

Ci sono giorni buoni.
Quelli in cui sua figlia le racconta dei sogni, di un viaggio che vorrebbe fare in Irlanda, della sceneggiatura che sta scrivendo.
Sembra forte, brillante.
E poi ci sono i giorni cattivi.
Quelli in cui basta un messaggio non ricevuto, un’occhiata storta, un confronto tra corpi sui social, e il buio ritorna.
Profondo, improvviso, come un temporale d’estate.

Mi sussurra quasi con timidezza che sua figlia ieri ha stupito lei e suo marito con questa frase:

"Sai qual è il problema mamma ? Che tu e papà vi amate troppo. E io… io ho paura di non trovare nessuno che mi ami così."
Quelle parole le hanno fatto tremare lo stomaco.
Perché sono vere. Si amano e anche tanto,
Ma non ha mai pensato che il loro amore potesse addirittura diventare un peso.

E adesso eccola qui, sul balcone, con la sigaretta che si consuma e il cielo che si allarga sopra di lei.
Le stelle sembrano lontane, ma ci sono.
Le sembrano dire che non è sola.

E forse non lo è davvero.
Forse, da qualche parte, c’è un’altra madre sveglia in piena notte.
Un’altra figlia che combatte battaglie che non si vedono.
Un altro balcone, un altro silenzio pieno di pensieri che viene cacciato dal suono rassicurante delle auto che non si fermano mai.


E tu?
Hai mai avuto paura di non sapere come aiutare chi ami?
Hai mai sentito che pronunciare una verità faceva male… ma anche bene?
Che basta dare un nome alle cose per cominciare a guarire?

Ascoltalo QUI

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